Samara Joy – Ritratto – L’anima italiana

Ritorna Samara Joy, una delle voci più interessanti della nuova scena jazz contemporanea con un nuovo album dal titolo “Portrait”.

Dopo averci stupito nel 2022 con il premiatissimo “Linger Athink”, che l’ha anche fregiata del titolo di Migliore Artista Esordiente, adesso torna con un lavoro altrettanto interessante, un ritratto in musica con 8 pezzi che si muovono tra pregevoli riletture di standard e pezzi composti dalla stessa Samara, tanto per citare e tradurre il titolo. In alcuni standard, originariamente strumentali, lei ci ha anche aggiunto dei propri testi, mostrando anche ottimi doti di scrittura, oltre che occuparsi della produzione dell’album in tandem con il trombettista Brian Lynch (che ha collaborato con artisti come Mondo Grosso, Phil Woods, Maxwell, Prince e Sheila E). In più nel disco si nota una perfetta sintonia e chimica tra Samara Joy ei musicisti presenti che rispondono ai nomi di David Manson (sax alto e flauto), Evan Shermann (batteria), Connor Rohrer (pianoforte), Jason Charos (tromba/flicorno), Kendrick McCallister (sax tenore), Donovan Austin (trombone) e Felix Moseholm (basso).

Tra le tracce degne di nota spiccano “Reincarnation Of A Lovebird”, brano strumentale di Carlo Mingus a cui Samara ha aggiunto il testo, in cui la vocalist eccelle per l’intro vocale a cappella e interagisce brillantemente con i soli finali di batteria, e “No More Blues”, rivisitazione del classico bossanova di Antonio Carlos Jobim “Chega De Saudade”, nella cui versione inglese il testo fu scritto da Jon Hendricks. Ottime anche l’intensa “Autumn Nocturne (Jon Myrow / Kim Gannon) e lo swing gioioso finale di “Day By Day”(standard di Axel Stordhal, Paul Weston e Sammy Cahn), impreziosito dalla bella voce di Samara e da una corposa sezione fiati.Nonostante la giovane età (lei è classe 1999), la giovane jazz-lady del Bronx dimostra di aver fatto altri passi in avanti dopo “Linger Athink”, grazie a una maturità vocale e compositiva insolita per una della sua età, oltre ad eccellere per l’utilizzo dello scat, che si trova perfettamente in sintonia con la sezione fiati, come fosse un quinto strumento a fiato.

Samara dimostra di saperci fare alla grande nella rilettura di questi standard, forte anche del background artistico respirato sin da bambina grazie ai genitori e alla sua formazione jazz a livello universitario. In lei si ascolta un po’ della mitica Sarah Vaughanuna delle sue principali influenze artistiche, artista che lei apprezza e segue con rispetto, senza voler essere a tutti i costi una sua imitazione, in quanto Samara sa metterci tanta personalità propria. Possiamo dire tranquillamente che il jazz oggi sia, grazie a lei, più vivo che mai, quindi acquistare “Portrait” a chi vuole ascoltare questi standard in una nuova veste attualizzata e allo stesso tempo rispettosa della tradizione. E auguriamo a Samara Joy che continui a ricevere altre grandi soddisfazioni e che possa sempre stupirci con tanta altra grande musica.
SITO UFFICIALE

Francesco Favano

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