Il clamoroso caso Celentano riaperto dopo 50 anni

Antonio Maria Segatori riapre una vicenda legale legata alle sue origini, chiedendo il riconoscimento della paternità e portando il caso davanti al Tribunale civile di Milano, mentre la risposta di Celentano alimenta dubbi e interpretazioni

Un passato che ritorna e pretende risposte, con la forza ostinata delle storie mai chiarite: Antonio Maria Segatori riapre il caso della presunta paternità di Adriano Celentano e lo fa con parole dirette, senza più sfumature, portando la vicenda dalle pieghe della memoria alle carte del Tribunale civile di Milano.

La ricerca dell’identità

«Nella mia vita ho avuto due cognomi, quello di mia madre e quello dell’uomo che mi ha cresciuto. A 55 anni sono pronto per il terzo. Voglio essere riconosciuto»racconta, spiegando una ricerca identitaria che supera ogni altra considerazione.

La storia, secondo il suo racconto e quello della madre, affonda le radici alla fine degli anni Sessanta, quando la giovane artista nota come Brenda Bis entra nel Clan e visse una relazione con il Molleggiato, fatta di incontri riservati e promesse non mantenute.

Il racconto della madre

«Quando gli dissi che aspettavo un figlio, cominciò a ignorarmi»avrebbe confidato la donna, descrivendo anche l’improvvisa uscita dal giro musicale.

Un primo tentativo legale risale agli anni Settanta, poi archiviato, ma oggi Segatori torna a rivendicare il proprio diritto con fermezza: «Non lo faccio per soldi. Voglio solo sapere chi è mio padre. È un diritto che non si prescrive».

E ancora, riferendosi a un possibile accordo del passato: «Ciò che è stato firmato allora non mi riguarda». Parole che riaccendono i riflettori su una vicenda rimasta a lungo sospesa, mentre si profila la richiesta di un test del DNA come passaggio decisivo.

La risposta di Celentano

Dall’altra parte, la replica di Celentano arriva con il consueto registro disarmante, tra ironia e spiazzante leggerezza, affidata ai social: «Ciao Antonio, mi dispiace contraddirti… purtroppo io non sono tuo padre… La verità è che sono tuo nonno».

Una battuta che disorienta e insieme riporta il racconto nella dimensione ambigua che da sempre accompagna il personaggio, lasciando aperta ogni interpretazione. Così, tra dichiarazioni nette e risposte che sfuggono alla linearità, la vicenda si muove su un crinale sottile dove il bisogno di verità incontra il mito di una delle figure più iconiche dello spettacolo italiano, e mentre la giustizia è chiamata a fare chiarezza, resta il senso di una storia che, comunque vada, continuerà a interrogare il pubblico sul valore di un nome e sul peso, spesso invisibile, delle origini.

A cura della Redazione
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