“Fascination EP” di James Harcourt: tre tracce, tre mondi

James Harcourt ha fatto quel tipo di musica per quasi due decenni, e la sua Fascino EPrilasciato il ZERO9 RECORDè la sua ultima uscita.

IL Fascino EP si adatta perfettamente a quello stampo, offrendo tre pezzi distinti che ritagliano ciascuno il proprio spazio emotivo.

“Connessione”

L’opener è il tipo di traccia che ti fa capire perché la musica di Harcourt trova spazio nei set di dj come Sasha, Tale Of Us e John Digweed. “Connessione” si apre con una melodia di pianoforte situata proprio all’inizio del mix, luminosa e chiara, come la luce del mattino che filtra da una finestra. Quel pianoforte viene immediatamente accoppiato con un morbido synth che lo avvolge, caldo e rassicurante.

Al di sotto di tutto, i ritmi rimangono profondi e minimali. Il risultato è una traccia che sembra sognante senza perdere il ritmo. È il tipo di musica che potresti sentire alle 6 del mattino su una pista da ballo, quando le luci si accendono e tutto sembra un po’ più morbido attorno ai bordi. Ma funziona altrettanto bene con le cuffie, con gli occhi chiusi, lasciando che gli strati ti travolgano.

“Fascino”

La title track prende una brusca svolta. Dove “Connessione” è tutto calore e scorrevolezza, “Fascination” si appoggia a qualcosa di più crudo e sperimentale.

I ritmi qui sembrano meno raffinati, più fratturati. Colpiscono in punti inaspettati, creando un senso di tensione che l’apertura evita deliberatamente. È ancora profondo, ancora radicato nella tradizione house progressiva che Harcourt conosce così bene, ma c’è un vantaggio in questo. Un’inquietudine.

Poi entra in gioco la voce. Sognante. Fragile. Galleggia sopra le percussioni sperimentali come un sussurro ricordato a metà. Le armonie che lo accompagnano sono altrettanto eteree, creando un tira e molla tra il ritmo grintoso e la melodia ariosa.

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“Vero Nord”

L’EP si chiude con qualcosa di decisamente più delicato.

Il vero Nord” è costruito attorno ad armonie morbide e angeliche che sembrano quasi sacre. C’è qualcosa di inquietante in loro, un leggero brivido che attraversa la traccia anche se le melodie rimangono dolci e invitanti. È l’equivalente musicale di stare in una cattedrale al crepuscolo. Bello, ma con ombre negli angoli.

I ritmi qui sono delicati, supportano gli strati vocali senza mai competere con essi. Harcourt lascia respirare le armonie, dando loro lo spazio per svilupparsi e intrecciarsi. Il risultato è una traccia di chiusura che sembra un’espirazione dopo la tensione di “Fascino.” Un momento di calma prima del silenzio.

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