Dopo mesi di pesanti accuse televisive e polemiche mediatiche, Rocco Siffredi denuncia formalmente chi lo ha diffamato, presentando prove documentali inedite che potrebbero ribaltare completamente l’intera vicenda giudiziaria
Rocco Siffredi denunciare attrici e autori televisivi e porta la sua versione dei fatti davanti alla magistratura, aprendo un nuovo e delicato capitolo nella vicenda che negli ultimi mesi ha agitato il mondo dell’hard e non solo.
La querela depositata alla Procura di Milano
Il celebre attore e produttore abruzzese ha infatti presentato una querela per diffamazione alla Procura di Milano contro ventuno persone, tra cui sedici pornoattrici che avevano lavorato con lui e due autori della trasmissione Le Ieneche nel 2025 aveva dedicato una lunga inchiesta televisiva alle accuse mosse da alcune performer nei suoi confronti. In quei servizi, andati in onda in più puntate e costruiti su testimonianze sia a volto scoperto sia anonime, diverse donne avevano raccontato presunti episodi di pressioni e comportamenti oltre il consenso durante le riprese di film pornografici.
Le prove di Siffredi e il dossier della difesa
Un racconto che aveva fatto rapidamente il giro dei media e acceso il dibattito pubblico, ma che oggi Siffredi respinge con decisione, sostenendo che si tratti di una ricostruzione lontana dalla realtà. Assistito dall’avvocata Rossella Gallol’attore ha consegnato agli inquirenti un fascicolo imponente composto da circa duecento pagine di documenti e da un archivio digitale con materiale video e contratto ritenuto fondamentale per la sua difesa. Tra i file depositati figurano il girato integrale di alcune scene, le cosiddette video liberatorio registrati prima e dopo le riprese e vari documenti che, secondo la linea difensiva, attesterebbero la piena volontà delle attrici di partecipare alle produzioni.
La tesi della diffamazione e il costo umano
La denuncia riguarda anche tre persone non ancora identificate che nelle trasmissioni televisive avevano scelto di parlare senza mostrare il volto. Per la difesa di Siffrediperò, il punto centrale resta un altro: nessuna delle accuse raccontate davanti alle telecamere si sarebbe trasformata in una denuncia penale formale. Da qui la convinzione che si sia trattato di una campagna modificata per danneggiarlo. A sostegno della sua versione dei fatti, l’attore sostiene inoltre di poter contare sulle testimonianze di diversi professionisti che hanno lavorato con lui negli anni, tra tecnici, cameraman e membri della troupe, pronti a raccontare la loro esperienza sui set.
Una vicenda che per Siffredi ha avuto anche un costo umano significativo. Lo stesso attore particolarmente ha parlato di mesi duri, segnati dalla pressione mediatica e dalle ripercussioni sulla sua famigliapur ribadendo la fiducia nella magistratura. Ora la parola passa agli inquirenti milanesi, chiamati ad esaminare un fascicolo destinato a riaccendere il confronto tra accuse e difese, reputazioni e verità. Perché dietro il clamore di una delle figure più iconiche dell’industria pornografica internazionale si muove una storia complessa, in cui la giustizia dovrà stabilire se si sia trattato di denuncia legittima o di diffamazione orchestrata, mentre Siffredi affida alla legge e al tempo il compito di ripristinare, come sostiene, l’unica verità possibile.
A cura della redazione
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